L’INTERVISTA
Giorgio, mancano solo due giorni all’inizio del campionato: soddisfatto di come si è svolta la preparazione?
Si, certo. Con la preparatrice Celeste abbiamo fatto un piano per presentarci fisicamente pronti a questo inizio di cam-pionato, compatibilmente con i tempi che una squadra di non professionisti ha a disposizione. Noi sappiamo che possiamo allenarci molto meno degli altri e, quindi, abbiamo puntato molto sull’attività aerobica per poter tenere i 50 minuti sulle gambe, anche se sappiamo che pagheremo qualcosa in reat-tività. A queste lacune cercheremo di sopperire con il carat-tere e la grinta.
La squadra è scesa in pista cinque volte nel corso della pre-season, affrontando per scelta esclusivamente avversarie della stessa categoria. Al di là dei risultati, quali sono le con-ferme che hai avuto e su quali aspetti pensi di dover ancora molto lavorare?
Avevamo bisogno di tenere i ritmi alti fin da subito: affron-tare squadre di alto livello ci ha dato la possibilità di capire molte cose sul nostro grado di preparazione. I risultati in questo tipo di partite non mi interessano, in quanto per me conta molto di più l’approccio mentale alle partite e l’appli-cazione tecnico-tattica che i miei giocatori mettono in pista. In queste gare ho visto cose positive ed altre meno. Ci sarà da lavorare ancora molto sull’amalgama difensiva, dove stiamo cercando di cambiare qualcosa rispetto all’anno scorso, e sull’integrazione dei nuovi nella fase offensiva. In ogni caso, la nostra forza dovrà essere sempre una difesa ferrea, con il coltello tra i denti.
A Lodi ci sarà probabilmente il pubblico delle grandi occa-sioni per l’esordio sulla pista di casa dei Campioni d’Italia e recenti vincitori della Supercoppa italiana: per una squadra giovane come la tua sarà difficile gestire le emozioni?
Queste partite per me sono le più semplici da preparare e giocare. Le motivazioni vengono da sole, e non c’è bisogno di spronare i giocatori a trovare gli stimoli giusti in pista. E’ chiaro, però, che per qualche giovane potrebbe essere dif-ficile affrontare una partita così davanti ad un grande pub-blico, per cui in pista ci sarà sempre bisogno di un giusto mix tra esperienza e spregiudicatezza.
Sulla panchina del Lodi siede il tecnico portoghese Nuno Re-sende, che ha ottenuto risultati importanti nella sua recente esperienza in Italia: stiamo osservando che, da alcuni anni, sempre più Società affidano la guida delle proprie squadre a tecnici provenienti da federazioni estere, probabilmente con l’obiettivo di “importare” nuove idee tattiche e diverse modalità di gestione della squadra. Secondo il tuo punto di vista, si tratta di una “moda passeggera” o di una effettiva esigenza dovuta al fatto che la scuola italiana sta effettiva-mente faticando a formare nuovi tecnici preparati?
Secondo me, più che una moda, è l’esigenza di avere allena-tori che possano dedicare alla squadra e alla gestione dello spogliatoio l’intera giornata. In Italia è difficile trovare alle-natori che possano permettersi di non lavorare e di fare i tecnici professionisti e, per questo, a volte si è costretti a guardare all’estero. Questo fatto, dall’altro lato, consente di introdurre nell’hockey italiano nuovi concetti e nuove meto-dologie che potranno solo aiutare a far crescere il nostro sport, in quanto il confronto con altre scuole hockeistiche è e deve essere sempre uno stimolo positivo.
Per concludere, in che condizioni di forma si sente, invece, il Giorgio Casarotto giocatore, autentico faro della squadra?
Giorgio Casarotto come giocatore si sente bene. L’anno scorso ho avuto qualche acciacco che mi son portato dietro a lungo durante la stagione. In ogni caso, so benissimo che con l’incombere dell’età dovrò gestirmi meglio e limitare il mio minutaggio in pista, per poter aiutare la mia squadra sempre al 100%, sia come giocatore che come allenatore. Gestire la lucidità, anche nei momenti di stanchezza, è il se-greto per poter far bene anche nel doppio ruolo.
Hockey Thiene